Data
Domenica 15 aprile 2018
Luogo
San Canzian d'Isonzo
Care donatrici, Cari donatori,
Dragi prijatelji krvodajauke in krvodajauci,
Cjârs donatôrs,
porgo il benvenuto a questo secondo congresso associativo di FIDAS Isontina.
Ringrazio tutti i presenti, con particolare calore e riguardo ai donatori che quest’oggi hanno ricevuto o riceveranno il riconoscimento per il loro costante e continuo impegno a favore di chi ne ha bisogno. Vi invito ad alzarvi per ricevere da parte di questa assemblea un applauso quale segno di stima e di ringraziamento.
97 sono i donatori premiati, molti dei quali oggi sono presenti a ritirare il meritato riconoscimento, per un totale di 6.700 donazioni complessive. Voi siete la punta di diamante di un movimento che, solo come FIDAS Isontina, nel 2017, nonostante numerose criticità, ha garantito il fondamentale contributo di solidarietà umana e civile: 6.962 sono state le donazioni totali dei donatori associati, di queste 5.295 di sangue intero, 1.438 di plasma e 229 di piastrine e altre aferesi: un risultato in contrazione rispetto allo scorso anno, ma un risultato che ha comunque garantito la copertura dei consumi trasfusionali degli ospedali isontini, per 4.654 unità, e un contributo di 641 unità di globuli rossi all’autosufficienza regionale e in particolare del Dipartimento di medicina trasfusionale di area vasta giuliano isontina.
Il doveroso ringraziamento va ai 3.659 donatori che si sono recati a donare almeno una volta nel corso del 2017: di questi, oltre la metà, 1.819 in particolare, si sono recati a donare almeno una seconda volta, l’indice di donazione medio annuo dei donatori di FIDAS Isontina risulta pari a 1,9, il più alto di tutte le federate FIDAS del Friuli Venezia Giulia.
Un dato confortante arriva anche dalle donazioni dei giovani: gli under 28 che hanno donato nel 2017 sono stati 575, per un totale di 878 donazioni. In un periodo in cui i giovani vengono descritti senza ideali, questo dato costituisce una bellissima testimonianza, considerando anche l’importante contributo pari al 15% dei donatori e al 13% delle donazioni. I giovani ci sono, vanno seguiti e motivati, incoraggiati e – come dimostrano le donazioni scolastiche – rispondono presente! Ringrazio questi giovani, gli studenti e i loro docenti degli istituti superiori dell’isontino: il Galilei-Fermi-Pacassi, il D’Annunzio-Fabiani, lo Slataper, il Cossar-Da Vinci di Gorizia, il Pertini e il Buonarroti di Monfalcone e il Brignoli-Einaudi-Marconi di Staranzano che hanno donato nelle uscite scolastiche dell’autoemoteca o recandosi a donare nei centri trasfusionali isontini. Bravi studenti, l’associazione e la società civile ha bisogno di loro e di questi gesti di solidarietà!
Sempre in tema di giovani, non possiamo non ringraziare i giovani coristi del’Adriatic Choir del Collegio del Mondo Unito dell’Adriatico e il loro maestro, l’amico Stefano Sacher, che ha aperto quest’oggi i lavori. Vi ringrazio in particolare per il repertorio, che si adatta perfettamente a questa giornata.
FIDAS Isontina, una unione di tante realtà più o meno grandi, più o meno strutturate che hanno un obiettivo comune: nel caso di FIDAS Isontina il mantenimento dell’autosufficienza in emocomponenti e l’essere parte attiva delle comunità in cui ogni singola sezione si trova ad operare.
Ma l’Unione Europea è al tempo stesso una opportunità e una responsabilità: recentemente è entrata in vigore in Italia la Direttiva Europea 2016/1214, che fissa puntuali requisiti per le procedure di raccolta degli emocomponenti. Nel corso di un recente convegno che si è svolto a San Vito al Tagliamento, è stato affrontato questo tema per la prima volta in Italia, e si è discusso anche dell’impatto che questa normativa comporta per il Friuli Venezia Giulia in particolare per quanto riguarda i requisiti per i centri trasfusionali.
Ricordiamo che fiore all’occhiello del sistema trasfusionale del Friuli Venezia Giulia, sistema che garantisce risorse al servizio sanitario regionale e non le drena, è la capillarità dei centri di raccolta pubblici: tutti questi centri devono essere adeguati a queste normative, con maggiore o minore impegno.
In particolare per quanto riguarda le sedi isontine l’impegno maggiore in termini di risorse deve essere riservato al centro trasfusionale dell’Ospedale San Polo di Monfalcone: sede del tutto inadeguata alle esigenze dei donatori ma nemmeno in grado di rispettare i requisiti di sicurezza e qualità previsti dalla direttiva 1214. Questa situazione non è più sostenibile: abbiamo segnalato alle aziende coinvolte, l’Azienda “Bassa Friulana-Isontina”, titolare dei “muri” dell’ospedale di Monfalcone, e l’Azienda Sanitaria Universitaria Integrata di Trieste, titolare della funzione trasfusionale, la necessità di intervenire quanto prima per trovare locali adeguati ad ospitare un servizio trasfusionale e reperire adeguati investimenti per l’allestimento dello stesso. Il rischio concreto è la chiusura del centro trasfusionale del San Polo con tutte le conseguenze che questo potrebbe implicare e che non possono essere imputate a FIDAS Isontina.
Anzi FIDAS Isontina è parte attiva e responsabile del sistema trasfusionale isontino: a riprova di questo impegno non è solo l’attività di promozione e chiamata alla donazione che stiamo attivando anche attraverso la nuova segreteria associativa, ma soprattutto garantendo risorse aggiuntive al funzionamento degli stessi con fatti concreti e non con parole. È con orgoglio che posso oggi annunciare a voi tutti che martedì prossimo saranno consegnate le nuove 5 poltrone per il centro trasfusionale di Gorizia e a breve verranno acquisiti ulteriori arredi per il confort dei donatori nelle sale d’attesa di Gorizia e Monfalcone.
E se verrà realizzato un nuovo centro trasfusionale al San Polo, FIDAS Isontina sarà disponibile a recuperare e mettere a disposizione una parte delle risorse per l’allestimento, ma le due aziende coinvolte devono fare la loro parte.
Contestualmente dovrà aumentare anche l’impegno delle sezioni della sinistra Isonzo per garantire un costante e importante afflusso al centro trasfusionale del basso isontino che giustifichi la richiesta di questo investimento.
Tuttavia, oltre ai “muri” bisogna però pensare a chi lavora nelle strutture trasfusionali e la situazione non migliora.
Da quando i servizi trasfusionali di Gorizia e Monfalcone sono entrati all’interno dell’area vasta giuliano-isontina si è assistito ad un continuo ed inesorabile depauperamento delle risorse e del personale a disposizione dei centri isontini: qualche anno fa i medici in servizio erano 5, garantivano l’attività trasfusionale, le uscite dell’autoemoteca, la presenza nelle scuole di ogni ordine e grado e nelle tante attività promozionali promosse dalle sezioni locali. Ora i medici a disposizione delle sedi isontine sono ridotti a 3, per le stesse attività di qualche anno fa, e 2 di questi prestano servizio anche negli ospedali di Trieste: un pensionamento e una maternità non sono state ancora sostituite nonostante un concorso bandito lo scorso anno con una graduatoria ancora disponibile.
La stessa situazione precaria si rileva anche per i tecnici di laboratorio non solo nelle sedi isontine, ma anche in tutte le funzioni trasfusionali del Friuli Venezia Giulia: se non si interviene velocemente e in maniera risolutiva, non sono solo a rischio l’apertura dei centri trasfusionali per la raccolta di emocomponenti, soprattutto d’estate quando c’è più bisogno di sangue, ma le stesse funzioni di validazione e produzione degli emocomponenti per i malati della nostra regione.
Eppure non si può dire che l’amministrazione regionale non abbia messo a disposizione importanti risorse per l’assunzione di personale, ma queste risorse sono state destinate dalle aziende ad altre funzioni ospedaliere.
Considerando tutto ciò, i servizi trasfusionali di Gorizia e Monfalcone sono da considerarsi a tutti gli effetti “colonia” del dipartimento di medicina trasfusionale di area vasta che a sua volta è un dipartimento “marginale” rispetto alle altre funzioni ospedaliere.
Vi è quindi una necessità di agire quanto prima con una profonda riflessione su quale modello di sistema trasfusionale del Friuli Venezia Giulia: già 2 anni fa avevamo proposto, responsabili medici e associativi congiuntamente, la riorganizzazione di tutta la funzione trasfusionale all’interno di un unico dipartimento regionale. Ciò non è stato fatto e i risultati purtroppo si cominciano purtroppo a vedere.
Vi è quindi la necessità di ripartire, di ridiscutere a fondo l’organizzazione e le funzioni assegnate alla medicina trasfusionale che è parte integrante e non subalterna dell’organizzazione sanitaria. Occorre quindi una sorta di Stati Generali in cui vengano coinvolte tutte le componenti del sistema trasfusionale regionale: componente sanitaria, donatori e decisori politici. Stati generali in cui l’obiettivo di sistema non sia garantire gli interessi di qualcuno o di una sola componente del sistema, ma l’interesse della collettività regionale all’interno dell’obiettivo generale della autosufficienza regionale di emocomponenti e il contributo alla autosufficienza del Paese.
Solo in questo modo, solo definendo un modello unico regionale di medicina trasfusionale, si potrà pensare ad affrontare il tema dell’uniformità di trattamento per i donatori: in modo che vengano garantiti in tutto il territorio regionale l’applicazione omogenea delle regole di selezione e idoneità, un sistema unico di prenotazione e programmazione, le medesime regole di gestione delle autoemoteche regionali e perfino la medesima procedura di accesso e gestione del donatore.
Negli ultimi anni infatti i donatori hanno garantito il loro impegno donazionale nonostante numerose criticità organizzative, di cui abbiamo sopra già riferito, e nuove normative che hanno inciso anche pesantemente da un lato sulla idoneità e dall’altro sugli strumenti atti ad agevolare la donazione di sangue ed emocomponenti.
Per questo non posso che chiudere questo mio intervento con un ringraziamento indistinto a tutti i donatori: a quelli che rispondono alla chiamata alla donazione da parte delle sezioni o della segreteria provinciale, ai donatori che donano l’emocomponente che serve quando serve, ai donatori che donano in maniera volontaria, responsabile, anonima, gratuita e periodica.