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J'accuse
Un calo delle donazioni pari al 6%. Un dato che pesa su questo 2017 dove l'autosufficienza è stata caratterizzata da una compensazione delle scorte di sangue dei dipartimenti di Udine e Pordenone a favore di quello di Gorizia e Trieste.
Nel 2016 gli obiettivi di autosufficienza nazionale di sangue sono stati mantenuti proprio grazie al meccanismo di compensazione che prevede che regioni che raccolgono più sangue del fabbisogno lo cedano a quelle in crisi. Le regioni che hanno contribuito maggiormente sono state Piemonte (32%), Veneto (16%), Friuli Venezia Giulia (13%), Lombardia (12%), Provincia autonoma di Trento (8%), Emilia Romagna (4%), Valle d’Aosta e Bolzano (circa 2% ognuna).
L’appello che il Centro Nazionale Sangue ha rivolto alle Regioni è stato quello di “consentire alle strutture trasfusionali una maggiore flessibilità nei giorni e negli orari di apertura in modo da venire maggiormente incontro alle esigenze dei donatori". Ma analizziamo cosa è successo nella nostra regione, nello specifico, nel Dipartimento di Medicina Trasfusionale d'Area Vasta Giuliano – Isontina.
Il piano sangue del Friuli Venezia Giulia prevede l'autosufficienza regionale di sangue e plasma. Prevede, inoltre, la valorizzazione di associazioni e federazioni del volontariato del sangue operanti sul territorio regionale che, con il loro operato, concorrono al raggiungimento dell’autosufficienza. Questa autosufficienza è, dunque, il problema chiave delle organizzazioni trasfusionali che devono poter contare su un numero di donatori periodici sufficiente e garantire un contributo all'autosufficienza nazionale.
Una situazione, ad oggi, difficilmente risolvibile se non con una capillare promozione della donazione del sangue ed una attenta programmazione. La prima sicuramente in carico, da sempre, alle associazioni di volontariato, la seconda dovrebbe essere – ad opinione di chi sta scrivendo è d’obbligo l’uso del condizionale – principale obiettivo delle aziende sanitarie attraverso, ad esempio, ipotizzabili aperture straordinarie dei Centri Trasfusionali. Tutto ciò al fine del raggiungimento di una efficienza del sistema ed una autosufficienza regionale che, come già evidenziato, al momento non è più garantita. Perché calano le donazioni? Quali sono i fattori, le variabili che dal 1° gennaio 2017 hanno “demotivato” il volontario isontino?
Cerchiamo di analizzare le plausibili motivazioni.

I donatori invecchiano
La popolazione continua ad invecchiare senza il ricambio generazionale atteso.
Nella provincia di Gorizia, la fascia over 65 ha già raggiunto il 26.6%. Preoccupa il dato negativo: l’invecchiamento dei donatori. Il 28% appartiene alla classe d’età tra i 46 e i 55 anni e il 27% tra i 36 e i 45 anni.

Selezioni dei donatori e questionario
Rispetto al passato ci sono maggiori difficoltà nel donare, norme più severe per l’ammissione alla donazione dettate da esigenze di sicurezza trasfusionale.
Troppa burocrazia legata anche alla compilazione del questionario: sei pagine di dettagliate e minuziose domande per garantire una maggiore sicurezza a chi dona e a chi riceve.

Dilatazione dei tempi di attesa
Seppur riconoscendo l’importanza della donazione di plasma è d’obbligo evidenziare che l’aumento del prelievo da 600 a 730 ml ha prolungato la donazione da 30 a 50 minuti. Questa dilatazione, sommata a quella per la compilazione del questionario e ai criteri di selezione più severi che impegnano maggior tempo per il colloquio con il medico, aumentano le tempistiche per ogni singola donazione.

Permessi di lavoro
Si riscontrano sempre maggiori difficoltà dei lavoratori nel rispondere alla chiamata a causa di motivi organizzativi: rigidità delle aziende, difficoltà nel richiedere permessi e giornata di riposo che si concretizzano in forme di discriminazione sul luogo di lavoro.
Non ultima la precarietà professionale dei più giovani che tende ad allontanarli dalla donazione in quanto potrebbe non garantire il diritto di assentarsi per un giorno dal posto di lavoro.

Abolizione dei rimborsi
La novità che ha riguardato più da vicino i donatori, è stata l’abolizione del rimborso della trasferta e del rimborso per i lavoratori autonomi ed i professionisti.
La convenzione è il risultato dell’Accordo sottoscritto in sede di Conferenza Stato, Regioni e Provincie Autonome che ha uniformato su tutto il territorio italiano i rapporti tra associazioni e servizi trasfusionali.

Chiusura alternata dei centri trasfusionali di Gorizia e Monfalcone
Dal mese di maggio nelle giornate di sabato i centri trasfusionali di Gorizia e Monfalcone rispettano un’apertura alternata: il 1°, 3° ed eventuale 5° sabato del mese è aperto il centro di Gorizia, il 2° e 4° sabato quello di Monfalcone. Naturalmente la decisione non ha mai trovato il favore di FIDAS Isontina che, fin dal principio, ha auspicato nella temporaneità e sperimentazione della scelta.
Decisione che, come prevedibile, ha fatto registrare una flessione delle donazioni con oltre 100 sacche in meno nelle sole giornate di sabato.


Questa analisi, già oggetto di confronto e discussione di molteplici riunioni tra dirigenti associativi e sezionali di FIDAS Isontina, ha consentito di comprendere meglio sia i fattori che spingono a cominciare o a continuare a donare, sia le motivazioni dell’abbandono della donazione di sangue.
Come ha sottolineato con grande oggettività il presidente della sezione di Grado, Gianni Tognon, in occasione del recente 50° anniversario di fondazione “i cosiddetti manager della Sanità hanno molto a cuore numeri e bilanci e non vorremmo che questo calo obbligato sia conseguenza di una progressiva diminuzione del servizio dell’autoemoteca o possa, addirittura, portare alla sospensione dello stesso”.
Noi aggiungiamo il nostro timore: che anche nei centri fissi di Gorizia e Monfalcone venga sospeso il servizio perfino in una giornata infrasettimanale. Come abbiamo più volte sottolineato la medicina non può esistere senza il sangue e la disponibilità di sangue non può essere garantita senza le donazioni. Il nostro è uno dei paesi dove il sangue non si compra: può essere donato e ricevuto solo gratuitamente. Un patrimonio donato e ricevuto. Ma è necessaria una scossa per continuare con entusiasmo e nuova consapevolezza il nostro percorso di solidarietà. Ed è per questo che FIDAS Isontina sta puntando ad una maggiore formazione e specializzazione dei volontari. Vogliamo puntare ad una buona strategia relazionale per coordinare al meglio i volontari/donatori.
Vogliamo ottimizzare e rendere più efficace ed efficiente la chiamata dei donatori proponendo nuove forme e modalità di accoglienza (questo ultimo aspetto potrebbe essere oggetto di un utile quanto indispensabile corso di formazione anche per alcuni componenti del comparto medico-infermieristico dei nostri centri trasfusionali!).
È fondamentale per noi dedicare la nostra attenzione agli aspetti comunicativi e gestionali, in particolare nelle situazioni di emergenza trasfusionale. Siamo convinti che ciò che funziona di più sia dare l’esempio, soprattutto per i giovani, quella porzione di popolazione che più manca all’appello della donazione.
I giovani si aspettano di essere protagonisti, ma spesso restano fuori dal mondo del volontariato. Siamo consapevoli che sia necessario passare loro il testimone, non chiedendo solamente di tendere il braccio a favore degli altri, ma dando loro lo spazio necessario nelle attività associative e comprendendo le loro necessità.
Le nostre attività intendono diffondere la cultura della donazione, far capire che donare sangue significa acquisire consapevolezza dei bisogni, responsabilità, coscienza civica e partecipazione. Ecco perché FIDAS Isontina è sempre in prima linea in numerose attività di promozione, anche a livello regionale. Nel primo weekend di dicembre, ad esempio, oltre 144 donatori/ atleti hanno preso parte alla “Staffetta 24 x 1 ora Telethon” di Udine.
Ritagliarsi un ruolo nel tessuto sociale del territorio per testimoniare la solidarietà, i valori e l’identità della grande famiglia FIDAS è un obiettivo fondamentale che tutti, vertici associativi e volontari, perseguono con fermezza e perseveranza. Ma il principale impegno di FIDAS Isontina è sicuramente quello di monitorare l’andamento delle donazioni e pretendere le opportune contromisure dai responsabili delle strutture trasfusionali. È indispensabile mettere al centro dell’attenzione del sistema il donatore con le sue esigenze, tenere in considerazione le tematiche attuali e ripensare ai modelli organizzativi delle sedi di raccolta. È necessario raffrontarsi con nuovi modelli organizzativi che siano sì sostenibili, ma in grado di venire incontro anche alle esigenze dei donatori.
L’appello che FIDAS Isontina rivolge al Dipartimento di Medicina Trasfusionale di pertinenza è quello di una maggiore collaborazione intesa come ascolto, confronto e discussione per fare sintesi sulle criticità evidenziate. Ma il silenzio è disimpegno? Indifferenza? Rassegnazione?
Nel 2018 FIDAS Isontina pretenderà le dovute risposte.