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6962 volte grazie! Nonostante tutto...
Gennaio tempo di bilanci anche per i donatori di sangue isontini: il 2017 è stato un anno in chiaroscuro per FIDAS Isontina, l’associazione che da inizio dello scorso hanno ha raccolto l’eredità delle due preesistenti ADVS di Gor
Data
7 gennaio 2018

Se il risultato positivo è stata senza dubbio la fusione in un unico sodalizio provinciale, i dati sulla raccolta registrano una preoccupante contrazione delle donazioni registrate nel 2017: sono state infatti 6.962 le donazioni registrate dai donatori associati di FIDAS Isontina (5.295 di sangue intero, 1.438 di plasma e 229 di piastrine), rispetto alle 7.372 dell’anno precedente (con una riduzione di 410 unità, pari al 5,6%). Un calo che risulta comunque diversificato per emocomponente: sono state ben 383 le donazioni di sangue intero in meno rispetto al 2016 (meno 6,75%) così come quelle di plasma 154 (meno 10%), mentre in importante aumento risultano le donazioni di piastrine (addirittura 127 in più pari al 125%).
Quali le motivazioni di questo calo? Commentando questi dati, il presidente provinciale Feliciano Medeot, ricorda come “il 2017 è stato un anno di transizione. Come evidenziato in un recente articolo sul nostro notiziario semestrale, a parere dell’associazione le ragioni di questo calo sono molteplici: la dinamica demografica della popolazione isontina, alcune criticità legate alla selezione dei donatori, la dilatazione dei tempi di attesa e, nel caso del plasma, dei tempi di donazione, alla difficoltà dell’ottenimento dei permessi di lavoro per la donazione, oltre che alla abolizione dei rimborsi delle spese di trasporto”.
“Alcune di queste criticità – spiega Medeot – sono dovute all’applicazione di normative nazionali, altre invece sono dovute a delle criticità legate all’organizzazione del sistema trasfusionale isontino: la chiusura alternata al sabato dei centri trasfusionali di Gorizia e Monfalcone da maggio 2017 ha indubbiamente portato ad un risparmio economico ma anche ad una riduzione delle unità raccolte; così come l’avvio a giugno del sistema di prenotazione tramite call center regionale (allo 0434 223522) ha registrato alcune difficoltà legate ai lunghi tempi di attesa per ottenere la prenotazione; a cui si aggiunge pure il ritardo negli orari di donazione rispetto all’orario prenotato e, da settembre, la mancanza della convenzione con l’azienda che gestisce il bar dell’ospedale di Monfalcone per la colazione ai donatori.
In calo anche la “produttività” dell’unità mobile di raccolta, l’autoemoteca presente a venerdì alterni tra Grado e Cormòns e in diverse località dell’isontino, che ha registrato un calo di circa il 10% nel totale delle unità raccolte: anche in questo caso la riduzione è da ricercarsi nelle cause sopra ricordate a cui si aggiungono anche alcuni limiti organizzativi (riduzione del numero massimo di prelievi per singola uscita dell’autoemoteca).
Le criticità organizzative sono legate anche alla carenza di personale nei centri trasfusionali degli ospedali isontini, ridotto all’osso anzi di più. Basti pensare che al momento attuale tra pensionamenti e maternità non sostituite, 3 medici e 7 infermieri devono garantire l’apertura dei due centri trasfusionali di Gorizia e Monfalcone, l’uscita dell’autoemoteca oltre alle attività ambulatoriali e cliniche al servizio di tutta la cittadinanza: “Queste criticità sono state più volte segnalate ai responsabili dei servizi trasfusionali e devono essere risolte nel più breve tempo possibile”.
Nonostante queste criticità l’impegno dell’associazione e delle sezioni territoriali non viene meno. Infatti nei prossimi mesi è previsto l’avvio di un servizio di chiamata alla donazione da parte dell’associazione, “compito – puntualizza Medeot – che è assegnato dalla legge alle associazioni di volontariato”, oltre all’avvio di progetto che preveda la presenza di un volontario associativo nei centri trasfusionali per “accompagnare” il donatore alla donazione.
L’obiettivo per il 2018 è presto detto: da un lato superare quota 7 mila donazioni, garantendo quindi l’autosufficienza in emocomponenti delle sedi isontine, contribuendo all’autosufficienza dipartimentale, regionale e nazionale. Altro obiettivo associativo è quello di cercare di aumentare il numero di donatori, soprattutto tra i più giovani, ma anche “stabilizzare” il numero di donazioni: “dobbiamo cercare di andare a donare con continuità – ricorda il presidente di FIDAS Isontina – evitando sia i picchi che si registrano in alcuni mesi dell’anno così come le carenze: i pazienti hanno sempre bisogno di emocomponenti tutti i giorni e in tutti i periodi dell’anno”.