Sessant'anni di dono a Gorizia

31 marzo 2019 Gorizia
L'intervento del presidente di FIDAS Isontina al III Congresso Associativo
Care donatrici, Cari donatori, Dragi prijatelji krvodajauke in krvodajauci, Cjârs donatôrs,

Luigi Marchesini, Salvatore Bancheri, Stanislao Nanut, Aldo Fabro, Marcello Tuntar, Giuseppe Moschion, Mario Venier, Giuseppe Zamparini, Nino Bigarini, Giorgio Nalgi, Angelo Gulin, Remo Uria Mulloni, Luigi Zuliani, Eraldo Simonetti, Mario Michelon, Esterina Bresigar. Mi sembra doveroso, oggi che si celebra il III Congresso Associativo di FIDAS Isontina ricordare il nome di coloro che l’11 maggio 1959 costituirono l’Associazione Donatori Volontari Sangue di Gorizia.
Questi pionieri, assieme ai confratelli dell’Associazione Donatori Volontari Sangue di Monfalcone, costituita il 12 agosto 1956, per iniziativa del comitato promotore composto Pancrazio Cataldo, Guido Turazza, Adelindo Antonutti, Amelio Cuzzi, Alma Fabretto, Alessandro Buoro, Dante Fabris e Sergio Persi, sono i padri fondatori di FIDAS Isontina: alla loro memoria va la nostra stima e la nostra gratitudine.
Se oggi siamo qui, se il movimento dei donatori di sangue della Provincia di Gorizia è una realtà, se FIDAS Isontina è la più grande associazione di volontariato dell’isontino è merito di costoro.
Per una felice coincidenza quest’anno si celebra il sessantesimo di fondazione della FIDAS la Federazione che raggruppa le associazioni dei donatori d’Italia tra le quali, appunto FIDAS Isontina. Proprio venerdì ha fatto tappa qui a Gorizia il camper che sta facendo il giro d’Italia, per ricordare non solo questo importante anniversario ma anche e soprattutto per promuovere la donazione di sangue ed emocomponenti in tutto il paese: questo camper è partito da Torino lunedì scorso e terminerà il proprio tour il 26 aprile a Matera, in apertura del congresso nazionale FIDAS ospitato proprio dalla città lucana, città dei sassi che quest’anno è capitale europea della cultura.
Cosa direbbero questi padri fondatori, se vedessero questo auditorium oggi? Sarebbero senza dubbio entusiasti di come, a distanza di sessant’anni da quell’intuizione, la donazione isontina ancora esiste: ogni giorno donne e uomini, giovani e adulti, si recano a donare sangue ed altri emocomponenti nei centri trasfusionali di Gorizia e di Monfalcone, nelle autoemoteche e negli altri centri trasfusionali della regione. Ma sarebbero altrettanto meravigliati di come la donazione sia cambiata: i requisiti per l’ammissione alla donazione sono cambiati, le stesse procedure e le quantità di prelievo sono cambiate. Tutto il mondo trasfusionale è cambiato. Tutto è cambiato, ma non lo “spirito” della donazione: quel gesto volontario, anonimo, responsabile, gratuito e periodico, così come definito dalla legge 219 del 2005, è lo stesso dei nostri padri fondatori.
E l’associazione dei donatori volontari di sangue? È cambiata perché le esigenze e il contesto culturale e demografico sono radicalmente mutati. Il mondo è cambiato, le condizioni socioeconomiche sono cambiate, le stesse normative sono cambiate e, purtroppo… non sempre in meglio.
Il Codice del Terzo Settore, emanato con Decreto Legislativo 117/2017, manca ancora di numerosi decreti attuativi per poter essere reso del tutto operativo. Gli stessi statuti delle organizzazioni dovrebbero essere aggiornati in base alla nuova norma entro il 3 agosto prossimo, ma in questa situazione di incertezza normativa risulta necessario attendere ancora per comprendere quali modifiche e il loro impatto sulle attività dell’associazione e delle sezioni.
Una altra recente norma, la legge 124/2017, impone a tutti coloro i quali ricevano a qualsiasi titolo contributi da parte di pubbliche amministrazioni, la pubblicazione sui rispettivi siti internet tutti i contributi.
Non solo, la recentissima legge 3/2019, cosiddetta “spazzacorrotti”, impone alle associazioni i cui organi direttivi siano composti da persone che abbiano ricoperto incarichi pubblici, da parlamentare europeo finanche a consigliere comunale nel più piccolo comune d’Italia, obblighi di trasparenza e revisione dei bilanci. Ma la ratio di questa norma quale è?
Limitare la partecipazione di liberi cittadini impegnati nella amministrazione della cosa pubblica e nel volontariato? Penso soprattutto ai piccoli comuni, ai piccoli centri dove allo stesso tempo il consigliere comunale è dirigente o collaboratore di tutte le piccole realtà associative del suo territorio: con questa norma, nei fatti, si limita fortemente il principio costituzionale di sussidiarietà orizzontale. Inoltre, FIDAS Isontina è impegnata ancora nell’applicazione della recente normativa sulla gestione della privacy, ha affrontato il tema della fatturazione elettronica ed ulteriori adempimenti burocratici come se fosse un’azienda!
Mi sia concessa una riflessione: il legislatore è chiamato a legiferare per il popolo non contro eventuali e limitati casi di distorsione. Certe norme non dovrebbero essere approvate e, se approvate, bisognerebbe avere anche l’onestà intellettuale di rivederle e financo di abrogarle. Senza se e senza ma.
E tutto questo ancora prima di cominciare a pensare al nostro fine ultimo: la promozione e la chiamata alla donazione di sangue.
Il 2018 è stato un anno molto importante per FIDAS Isontina: nel corso dell’anno infatti è stata avviata l’attività di segreteria di chiamata sia a livello provinciale che per opera di alcune sezioni locali. E i risultati si sono visti: un importante aumento nel numero di donazioni con il 2018 che si è chiuso con un totale di 7.346 donazioni di cui 5561 donazioni di sangue, 1562 donazioni di plasma e 223 donazioni di piastrine, con un lusinghiero più 5,9%.
Abbiamo provveduto all’allestimento di arredi ed attrezzature per il centro trasfusionale di Gorizia e, in parte, per quello di Monfalcone, in attesa di nuovi locali in cui ospitare il trasfusionale all’ospedale San Polo. E questo impegno per la dotazione e l’allestimento dei centri trasfusionali isontini continuerà anche in futuro. Facciamo questo, anche se l’allestimento dei centri trasfusionali non è propriamente tra i compiti istituzionali dell’associazione – non ci risulta che molte altre associazioni lo facciano soprattutto con continuità – perché crediamo nei donatori e tuteliamo i donatori, vogliamo mettere a proprio agio i donatori quando si recano a compiere questo straordinario gesto di solidarietà umana che è la donazione di sangue.
Ma, permettetemi, vogliamo tutelare anche la sanità isontina nella sua interezza, a Gorizia come a Monfalcone, garantendo e salvaguardando l’attività trasfusionale in entrambe queste sedi, denunciando, se e quando serve, i disservizi e il depauperamento di risorse, umane e materiali, a favore delle altre strutture del dipartimento di medicina trasfusionale giuliano-isontino. Ma al tempo stesso possiamo, vogliamo e dobbiamo assumerci la responsabilità di rendere sempre più efficiente la raccolta nei centri trasfusionali isontini con la collaborazione e il confronto con i responsabili, il personale medico, infermieristico e tecnico che ringrazio per il lavoro svolto.
Un sistema trasfusionale che funziona è quello in cui tutte le componenti del sistema, associazioni di volontariato, responsabili dei servizi e decisori politici, hanno una visione d’insieme comune, non frammentata, né in sede associativa né in sede tecnica, che si può realizzare solo attraverso il confronto e la condivisione di obiettivi comuni. Nel medio-lungo termine, infatti, non mancano i problemi da affrontare: tra i tanti l’evoluzione demografica che riguarda i donatori, molti degli attuali “attivi” tra qualche anno non potranno più donare per sopraggiunti limiti di età, ma anche il personale dei centri trasfusionali con diversi pensionamenti nel breve e nel medio termine.
Per questi e altri motivi prima o poi sarà necessario procedere con una riorganizzazione del sistema trasfusionale del Friuli Venezia Giulia, anche alla luce della Legge regionale 17 dicembre 2018, n. 27 sull’assetto istituzionale e organizzativo del Servizio sanitario regionale.
Con riguardo all’organizzazione dei servizi trasfusionali dobbiamo ricordare come, nel corso dello scorso anno, le due autoemoteche operanti in regione sono passate sotto la competenza del Centro Unico Regionale di Produzione degli Emocomponenti, diretto dalla Dott.ssa Vivianna Totis. Questa riorganizzazione ha portato alcuni cambiamenti nella operatività dei due mezzi, con personale dedicato e non dipendente dai centri trasfusionali isontini, modificando magari qualche consuetudine consolidata che deve ancora essere fatta propria sia da parte associativa che sanitaria. Parlando di autoemoteca non si può non ricordare che la “nostra” autoemoteca nel 2019 compie 10 anni di attività a favore dei donatori isontini, in particolare di Grado e di Cormòns, e di tutta la comunità dei donatori regionali.
Permettetemi quindi in questa occasione di ricordare chi ha fortemente voluto questo mezzo, il compianto Egidio Bragagnolo, indimenticata e indimenticabile figura di dirigente associativo scomparso cinque anni fa e a cui è stata intitolata l’autoemoteca. Assieme a lui, approfitto dell’occasione per ricordare altre due personalità dell’isontino che sono sempre state vicine al volontariato e ai donatori di sangue, figure istituzionali che erano presenti nell’ottobre di 10 anni fa alla inaugurazione dell’autoemoteca in piazza della Vittoria.
Mi riferisco a monsignor Dino De Antoni, arcivescovo emerito di Gorizia, pastore e guida della chiesa goriziana dal 1999 al 2012, scomparso pochi giorni fa che quel giorno ha benedetto l’autoemoteca. Ettore Romoli, già sindaco di Gorizia, che è sempre stato vicino all’associazione garantendo anche la piena collaborazione dell’amministrazione comunale di Gorizia in occasione della celebrazione del 55° Congresso nazionale della FIDAS e della 35.a Giornata nazionale del Donatore che si è svolta qui a Gorizia nell’aprile del 2016. A Egidio, Ettore e monsignor Dino va il nostro ricordo e la nostra stima.
In questi primi mesi del 2019 c’è stata una sensibile contrazione delle donazioni, ma confidiamo anche di poter recuperare nel corso dei prossimi mesi al fine di garantire e soddisfare le esigenze terapeutiche dei malati, malati che devono essere al centro della nostra attività donazionale e di tutto il sistema trasfusionale. Ma di fronte a questi cambiamenti di cui si diceva prima, cambiamenti per un certo verso epocali, l’associazione è tenuta a saper leggere i segni dei tempi e dei cambiamenti. E proprio per leggere questi cambiamenti FIDAS Isontina ha promosso l’indagine sociologica che è stata realizzata dall’Istituto di Sociologia Internazionale di Gorizia e che è stata presentata poco fa dal direttore dell’istituto, Daniele Del Bianco che ringrazio assieme a tutto lo staff dei ricercatori e dei giovani di FIDAS Isontina che hanno collaborato per il buon esito di questa ricerca, ricerca che è stata realizzata anche con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia. Il report che è stato elaborato e che è pubblicato anche sul sito internet dell’associazione fornisce alcuni chiari suggerimenti strategici:
• da un lato, indica l'importanza di implementare azioni organizzative che rendano sempre più semplice l'accesso alla donazione (prenotare appuntamenti, organizzare il calendario, limitazione del periodo di attesa in trasfusionale);
• dall'altro, ribadisce l'importanza delle azioni comunicative e fornisce ulteriori elementi per focalizzarne i contenuti (scorte in giacenza, uso effettivo del sangue, iniziative ed attività dell'Associazione).
Su entrambe queste due indicazioni strategiche, FIDAS Isontina sta già lavorando.
Sul piano organizzativo, le risposte dei donatori intervistati parlano chiaro e confermano l’intuizione della necessità di portare avanti una necessaria attività di chiamata alla donazione che si completa con l’organizzazione dei calendari di donazione, possibilità di prenotazione e limitazione dei tempi di attesa. E anche in questo caso stiamo lavorando ma per questi ultimi punti chiediamo un sempre maggiore confronto con i responsabili dei servizi trasfusionali isontini. (SLIDE) Per quanto riguarda la comunicazione, vorrei ricordare la campagna #ètuttaquestionediGRUPPO che ha permesso di trasformare alcuni nostri donatori in autentici testimonial della donazione di sangue.
Una campagna che ha già visto alcune prime realizzazioni, ad esempio per la festa della donna, e che si completerà a breve con tutta una serie di strumenti di comunicazione sia cartacei che per social network.
Poi ancora la continua presenza nelle scuole, la bellissima giornata di venerdì scorso con una intera mattinata dedicata agli studenti donatori degli istituti superiori di Gorizia e Monfalcone e con la premiazione della sezione scuole superiori della fase provinciale del concorso “A scuola di dono” con l’interessante lavoro svolto dai ragazzi del Liceo Scientifico “Buonarroti” di Monfalcone.
Un impegno di FIDAS Isontina verso i giovani e per i giovani che ambisce ora ad attivare progetti di servizio civile universale: grazie ad un accordo che si auspica di perfezionare a breve tra FIDAS Isontina e il Consorzio Culturale del Monfalconese, si mira a mettere a disposizione del movimento dei donatori di sangue dell’isontino giovani volontari per svolgere il ruolo di informatore associativo nei centri trasfusionali di Gorizia e Monfalcone, promozione nelle scuole e molte altre attività di chiamata e promozione. Un grande impegno dunque, che ci proietta al futuro e ad altri e più ambiziosi traguardi, tra cui il rispetto di quanto previsto nel documento di programmazione della raccolta 2019, sottoscritto tra componente tecnica e associativa proprio martedì scorso.
Il primo obiettivo, è sicuramente la programmazione della donazione di sangue, non solo nei numeri assoluti di donazioni, ma anche come capacità di rispondere costantemente ai bisogni trasfusionali del Friuli Venezia Giulia: donare l’emocomponente che serve, quando serve, nella quantità necessaria a garantire le terapie per i malati è e deve diventare sempre più una parola d’ordine non solo per FIDAS Isontina, ma per tutti i donatori, associati e non associati.
Ma oggi è soprattutto una giornata di festa per tutti i donatori isontini. Per questo non posso che chiudere questo mio intervento con un ringraziamento indistinto ai donatori che oggi sono stati e verranno premiati per aver raggiunto e superato importanti traguardi donazionali. Tra i premiati alcuni sindaci che hanno donato ben prima di ricoprire la carica di primo cittadino delle rispettive comunità e che dimostrano come la donazione di sangue è considerata un valore importante e permeante della nostra comunità e delle istituzioni democratiche. Sempre tra i premiati di quest’oggi ci sono diversi presidenti sezionali di FIDAS Isontina, a riprova del fatto che la donazione dei dirigenti associativi e sezionali è una delle migliori forme di promozione della donazione di sangue.
Questi 127, donatrici e donatori, complessivamente hanno donato 8.954 volte. Il loro esempio, la loro perserveranza nel donare periodicamente il proprio sangue, il proprio plasma e le proprie piastrine sono il migliore esempio per tutti i donatori isontini per continuare a donare, per iniziare a donare e per riprendere a donare.
Sono il miglior esempio di solidarietà umana e sociale nell’essere e far parte attiva di una comunità come quella isontina e, permettetemi, sono anche la testimonianza migliore di quella straordinaria epopea iniziata oltre sessant’anni fa grazie a Adelindo Antonutti, Salvatore Bancheri, Nino Bigarini, Esterina Bresigar, Alessandro Buoro, Pancrazio Cataldo, Amelio Cuzzi, Alma Fabretto, Dante Fabris, Aldo Fabro, Angelo Gulin, Luigi Marchesini, Mario Michelon, Giuseppe Moschion, Remo Uria Mulloni, Giorgio Nalgi, Stanislao Nanut, Sergio Persi, Eraldo Simonetti, Marcello Tuntar, Guido Turazza, Mario Venier, Giuseppe Zamparini, Luigi Zuliani. Grazie a loro e grazie a chi ha portato aventi questa straordinaria esperienza.
Buona giornata e viva FIDAS Isontina!